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[ Wii Recensione ] Cursed Mountain Stampa E-mail
(2 voti)
Scritto da Carlo   
Tuesday 15 September 2009

 Cursed Mountain logo

CURSED MOUNTAIN: OVVERO L'ETERNAL DARKNESS D'ALTA QUOTA...

Sistema: Nintendo Wii
Target: 12+
Genere: Survival horror
Giocatori: 1
Wi-Fi Connection: No
Produttore: Deep Silver
Sviluppatore: Sproing
Distributore: Koch Media
Versione: PAL
Requisiti: /
Uscita: Disponibile

 


Ci sono dei giochi tanto innovativi da creare un genere. E poi ci sono titoli che magari non sono così ricchi di novità, ma riescono comunque a far proseguire il filone verso nuove strade. E' un po' il caso di Alone in the Dark e di Eternal Darkness: il primo ha creato i survival horror. Il secondo li ha rifiniti, introducendo un elemento che prima di allora era rimasto quasi ignorato: l'elemento psicologico. Giocava infatti con la psiche del giocatore, il capolavoro dei ragazzi di Silicon Knights. L'horror non stava nei mostri che ci si palesavano di fronte. No. Era nascosto nelle nostre paure. I mostri potevano essere toccati, feriti, uccisi. Ma ciò che ci tormenta? Come vincerlo? E così i protagonisti delle numerose storie raccontate dagli sviluppatori erano in perenne preda delle più svariate allucinazioni. E tra queste, prima o poi qualunque giocatore si spaventava davvero, perché incontrava ciò che gli faceva più paura. Visioni di sinistri monaci impiccati, statue che si animavano, figuri dipinti che ci seguivano con lo sguardo, muri che grondavano sangue, stanze che si rimpicciolivano, piogge di vermi e cavallette, ragni che correvano lungo lo schermo... L'orrore perdeva la bidimensionalità classica dei videogiochi e tentava di uscire fuori dal televisore per avvolgere chi giocava.

Dopo aver giocato ad Eternal Darkess credevamo che i survival horror fossero destinati a cambiare...


RIALLACCIAMO I FILI DEL DISCORSO

E cambiare sono cambiati. Resident Evil 4 e 5 ne sono la dimostrazione. Bandite le ville degli orrori, gli scantinati umidi e bui e i luoghi claustrofobici, i nuovi survival horror ora sono ambientati in ampi spazi, magari pure soleggiati. Spariti gli sparuti zombie pronti a fare capolino da un angolo o da dietro un mobile, ora si spara in continuazione a orde inferocite e a masse isteriche.

Insomma, la lezione impartita dai Silicon Knights è caduta del vuoto: nei titoli più recenti, anziché diminuire, i mostri sono aumentati e le sparatorie, invece d'esser razionate, hanno rubato la scena agli enigmi e ai momenti di riflessione. E così, mentre le nuove tecnologie permettono di dar vita a mostruosità sempre più credibili e spaventevoli, paradossalmente i nuovi survival horror non presentano mai quei momenti in cui salti sulla sedia! Tutto viene vissuto passivamente e lo sterminio procede con fare quasi annoiato. Sproing (la casa di sviluppo di Cursed Mountain) ha invece fatto tesoro dei consigli rinvenibili nel piccolo capolavoro per GameCube targato 2002. E così, oggi, a sette anni dalla sua pubblicazione, torniamo a riallacciare i fili con il survival horror secondo Silicon Knights.


INCUBO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Come Eternal Darkess, anche Cursed Mountain punta tutto sull'atmosfera. Scordatevi dunque le meccaniche dei survival horror più recenti, perché qua i combattimenti sono sporadici e non si va in giro raccattando qualunque tipo di arma. Tutt'altro. Il protagonista, Eric Simmons, si muove invece come un investigatore, quasi fosse un Edward Carnby del 2000. Raccoglie taccuini, lettere, indizi. Spara poco (anche perché, a dispetto del suo collega Leon Kennedy, non è armato!) e riflette molto.


Eric capisce subito che il Chomolonzo non è una montagna come le altre che ha già scalato. Le prime visioni gli si manifestano già a bassa quota.
Cursed Mountain comprende diverse locazioni molto interessanti, tra le quali spicca un enorme tempio tibetano.


La sua missione non è nemmeno epocale come molti altri titoli di foggia recente vorrebbero: niente figlie di chissà quale presidente rapite, nessuna città da salvare prima che l'epidemia dilaghi. Nessuna oscura multinazionale da smascherare. No, nulla di tutto questo. E' lì, in Tibet, ai piedi del monte Chomolonzo per salvare suo fratello, scalatore professionista, sparito tra i ghiacci.

Gli abitanti del luogo dicono che quella vetta misteriosa che si perde tra le nubi sia maledetta. Quindi il protagonista non è riuscito a trovare nessuno disposto a fargli da guida. Dovrà arrangiarsi, facendo unicamente leva sul suo intuito e sulla sua esperienza di alpinista.

La prima tappa sarà arrivare alla cittadina ai piedi della montagna, una tappa inevitabile per chi decide di proseguire perché lì è possibile fare rifornimenti e riposare bene prima di partire. Lì, soprattutto, vive l'uomo che ha finanziato la spedizione del fratello.

Ma quando Eric mette piede in città capisce che qualcosa è andato storto. Nonostante sia già metà mattina, infatti, le strade sono deserte, il silenzio è tombale. Solo qualche imposta che sbatte, scossa dal vento, interrompe la quiete. Anche la piazza del mercato è stranamente vuota. Ed il mistero aumenta quando, avvicinandosi alle bancarelle, Eric nota che tutto il cibo è andato a male, come se fosse stato lasciato lì da molto tempo. Non solo: il fiume, che dall'odore sembra più un condotto fognario, porta con sé solo carcassé di pesci in putrefazione, mentre qua e là è possibile trovare ciò che rimane degli uccelli che un tempo, con il loro canto, rallegravano la cittadina. Cosa è successo in questo posto? Perché non si incontra anima viva? E soprattutto, cosa ha ucciso tutti gli animali selvatici? Qua inizia la nostra avventura, ma anche la nostra investigazione, dal momento che, girando per i vicoli ed entrando per le case potremo mettere le mani, cercando bene, su di un buon numero di documenti, diari e taccuini che ci racconteranno le ultime giornate di vita del posto.

Ma qualcosa scuote, all'improvviso, la calma surreale che ci aveva avvolti: entrando in un vicolo Eric inizia ad avvertire delle presenze. Un brusio nelle orecchie. Prima lontano, poi sempre più vicino. La vista si appanna, lo schermo della tv mostra immagini distorte e sbiadite. Continuiamo a camminare. Niente, è passato.

Arriviamo nella piazza principale e... qualcosa, qualcosa ci sta spiando, ne siamo sicuri. Ci voltiamo di scatto. Nulla. Siamo soli.

Ma quando imbocchiamo la via che ci porta alla casa del finanziatore della spedizione del fratello del protagonista, ci troviamo faccia a faccia con qualcuno... o con qualcosa. Sembra possedere fattezze umane, ma è solo un'ombra. E ratta fugge via.


Nel corso dell’avventura il volto del nostro eroe cambierà più volte, portando i segni della disperazione e di una incontenibile follia.
Le allucinazioni sembrano davvero mostruose ed hanno il potere di ridurre la salute mentale del protagonista. Reali o no, è dunque meglio affrontarle armati!


In una casa troviamo una sorta di picozza benedetta dai monaci, utilizzata nelle cerimonie per scacciare i demoni, la prendiamo. Non facciamo in tempo ad uscire, però, che questa volta l'ombra di prima ci assale, ma viene a sua volta sorpresa da qualcosa. Compare una figura esile, malandata, gobba, ma inspiegabilmente agile. E' un monaco molto anziano che, recitando preghiere e compiendo strani movimenti, riesce a ricacciarla nell'ombra avendone la meglio.

Sa chi siamo, sa cosa cerchiamo. Ma ci avverte: prima di avventurarci per il monte Chomolonzo dovremo addestrare il nostro spirito e aprire il terzo occhio. Il terzo occhio altri non è che una specie di visore scan, utile per trovare le tracce degli spettri. Alcuni passaggi sono infatti bloccati da maledizioni che solo con il terzo occhio potremo scorgere e... infrangere. Basterà infatti un movimento del Telecomando Wii per poter procedere. E il Telecomando ci sarà utile anche nei combattimenti con gli spettri, dal momento che per ucciderli dovremo inscenare delle posizioni rituali che il vecchio monaco avrà cura di insegnarci.


SOLI NEL SILENZIO

Insomma, scordatevi sparatorie, scordatevi folle inferocite, scordatevi qualsiasi cosa caratterizzi i survival horror più moderni, perché Cursed Mountain va nella direzione opposta. Questo non vuol dire, però, che non spaventi come dovrebbe, anzi, spaventa molto di più di quanto non sia riuscito a fare, tanto per citarne uno, Resident Evil 5.

Gli sviluppatori sono riusciti a ricreare alla perfezione l'angoscia che proverebbe ciascuno di noi a vagare, solo, tra i ghiacci. Accompagnati unicamente dall'ululato del vento che si infila tra le grotte della montagna. Si è soli nella neve, in mezzo alle bufere, non si vede un palmo dal naso. Si procede a fatica, si è in preda alla stanchezza e allo sconforto. Le conformazioni rocciose che spuntano dalla nebbia ora sembrano le fauci di un demone, ora il volto di uno spettro. Il vento che urla furioso a tratti sembra pronunciare il nostro nome o qualche antica maledizione... Il più delle volte non si incontra neppure un mostro ma si procede comunque con il cuore in gola, perché si è sicuri di aver scorto qualcosa.

Insomma, gli sviluppatori di Sproing hanno imparato la lezione di Eternal Darkness. Hanno fatto tesoro dei loro preziosi consigli e oggi possiamo dire di trovarci di fronte ad un suo erede spirituale. Ci sono voluti sette anni, ma alla fine qualche altro coraggioso ha avuto l'ardire di mettere da parte mitra e munizioni per creare un horror psicologico.

E Cursed Mountain è legato a doppio filo con Eternal Darkness, anche per ciò che concerne la realizzazione tecnica. Al pari del gioco GameCube, infatti, anche il titolo distribuito da Koch Media, nonostante non tiri mai al massimo le potenzialità della console su cui gira, riesce ad essere di grande impatto emotivo e di ricreare ambientazioni e scorci particolarmente evocativi.


Nel cuore della montagna ci ritroveremo a vagare per una cittadina disabitata. Eppure la sensazione di essere spiati rimane forte...
E questo? Chi è!? Sembra più grosso, forte e cattivo delle altre allucinazioni avute!


A tratti potrà sembrarvi che il protagonista si muova troppo lentamente e risulti legnoso nelle animazioni, ma dovrete anche ricordarvi che gli sviluppatori hanno voluto farvi sentire, il più fisicamente possibile, la fatica di incedere con la neve alta fino alla cintola mentre il vento ci oppone la propria volontà. Insomma, la realtà innanzitutto.

Molto buoni gli effetti sonori, che si compongono di un vasto campionario davvero ben assortito: persiane che sbattono, voci che sussurrano, grida disumane...

Così come sono buone le musiche, in particolar modo quelle che sembrano provenire direttamente dalla cultura tibetana.

Buona anche la giocabilità: coraggiosa ed azzeccata l'idea di utilizzare il Telecomando Wii per scacciare gli spettri inscenando delle pose di chissà quale rito religioso. Peccato che non sempre il Telecomando risponda con il dovuto tempismo, e ciò si può rivelare particolarmente fastidioso soprattutto verso la fine dell'avventura, quando è bene tenere molto lontani i mostri più pericolosi.

Buona anche la longevità, che bene o male permette a Cursed Mountain di tenerci compagnia per almeno una ventina di ore.

Ma pagella e discorsi tecnici a parte, ciò che veramente ci importa sottolinearvi è che siamo di fronte al prodotto più fresco (e non solo perché è ambientato tra i ghiacci!) della stagione.

Se, come noi, avete amato Eternal Darkness o state comunque cercando un survival horror un po' diverso dal solito, dovete farlo vostro. Subito.


A cura di: Leonardo Gatto

trama
grafica
sonoro
giocabilita
longevita
 


+Ottima atmosfera
+Storia intrigante
+Wiimote usato a fondo!
+Comparto FX evocativo
+Saprà spaventarvi
  -Graficamente altalenante
 
       
In definitiva, Cursed Mountain ha tenuto fede alle promesse fatte in sede di anteprima e si è rivelato essere il prodotto più interessante dell'Autunno del Wii. Sproing e Koch Media hanno centrato il bersaglio, creando un survival horror che gioca con la psiche del giocatore e si discosta nettamente dalla massa. In più riesce a sfruttare il Wiimote in maniera credibile e particolare. Davvero un buon lavoro.

 

 

 
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