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Mario & Yoshi's friends Magazine
Febbraio '12, N° 155 Anno: XIII
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| [ Speciale ] La Città Infernale |
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| Scritto da Carlo | ||||||||||||||||||||||||||||
| Tuesday 05 January 2010 | ||||||||||||||||||||||||||||
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L'EPOPEA DI UN VIDEOGIOCO TRASFERITA IN UN OTTIMO ROMANZO D'AUTORE
Quante volte, giocando al vostro titolo preferito o ad un videogioco che vi stava emozionando particolarmente, avete pensato che le vicende sembravano tratte da un romanzo? Quante volte avreste voluto saperne di più, sui personaggi conosciuti, sulle leggende dell'universo esplorato, sulle vicissitudini accadute dopo i titoli di coda e la classica scritta "The End", ma l'assenza di un prequel ve l'ha impedito? Succede spesso, non neghiamocelo, soprattutto da quando i videogiochi hanno iniziato ad avere trame degne di nota, particolareggiate, ricche di colpi di scena e dotate di una certa credibilità. MA QUALE STORIA? SI GIOCA! Un tempo la storia, nei videogiochi, era relegata a poche righe su di una schermata nera che poteva essere proposta o all'inizio o alla fine dell'avventura. Alcuni sostenevano persino che videogiochi e canovacci non andassero d'accordo, perché gli ottimi videogiochi restano in piedi anche senza alcun pretesto scritto che invogli il giocatore ad agire. Ne è forse un esempio l'ottimo Pac-Man. Chi sia e cosa chi facesse in quel labirinto, infatti, Namco non ce lo ha mai detto. Certo è che da allora i videogiochi si sono evoluti parecchio, tanto in campo tecnico quanto in quello narrativo. Via via hanno iniziato a scimmiottare le pellicole cinematografiche e sovente accade che opere tecnicamente mediocri abbiano una trama assai interessante, mentre diversi capolavori di grafica e gameplay si poggino su storie risicate e poco sviluppate. I nintendofili sanno bene a cosa alludo: Mario e Zelda, le due mascotte numero uno della Casa di Kyoto. In entrambi i casi, la trama è ridotta al minimo. Non per pigrizia degli sviluppatori, ma per una precisa volontà di Shigeru Miyamoto. I due protagonisti sono persino muti, ma questo non impedisce che esercitino un carisma incredibile sui videogiocatori. La storia è sempre quella: salvare la principessa dalle grinfie del drago. Strizza l'occhio alle favole occidentali medievaleggianti che raccontano di eroi senza macchia e paura. Eppure il gameplay è tanto particolareggiato che è difficile avvertire la noia, o ritrovarsi a girare senza un obbiettivo. Ciò non toglie che via via le due saghe non si siano impreziosite di dettagli. Hyrule ha iniziato a presentare una storia sempre più interessante, con i suoi miti, le sue guerre e le sue leggende. E persino Mario ha arricchito qua e là la trama con l'introduzione di nuovi personaggi e nuovi antefatti. Cartoni animati, film e fumetti, hanno tentato di estrapolare dalle due serie del materiale, ma non hanno trovato terreno fertile. Sembra quasi che Mario e Zelda vadano giocati e non raccontati.
GIOCANDO SI IMPARA! Diametralmente opposta è la situazione della saga The Elder Scrolls, che soprattutto i piciisti dovrebbero conoscere bene. Questa nota serie di rpg occidentali poggia infatti parte del suo fascino proprio sulla trama, giacché scopo principe degli sviluppatori è stato da sempre quello di creare un universo credibile e affascinante, che nulla avesse da invidiare alle opere di Tolkien. Il giocatore si muove così lungo villaggi, città imperiali, castelli e fortezze che trasudano una storia millenaria. E' possibile gettarsi a testa bassa nelle battaglie e procedere ignorando ogni singola finestra testuale, ma gli appassionati adorano questa serie soprattutto per la possibilità di chiudersi nelle numerose biblioteche presenti e leggere le storie narrate sui tantissimi libri che adornano gli scaffali. Pian piano che le nozioni aumentano, vi verrà persino voglia di ricostruire la cronistoria delle terre visitate, imparare i re che si sono succeduti, scoprire i miti e le leggende di ciascuna popolazione, scoprire quando e come sono accaduti gli eventi che hanno segnato le ere passate. Tutto questo per dirvi che The Elder Scrolls si presta fin troppo bene ad essere tradotto in un romanzo. Del resto compie il percorso inverso de Il Signore degli Anelli, che da opera letteraria è stato riproposto, anche con un certo successo, come prodotto videoludico. DA OBLIVION ALLA CARTA STAMPATA La Città Infernale prende il via proprio nel variopinto mondo di Elder Scrolls. Tutti i miti, le razze e le città che abbiamo imparato a conoscere giocando ad Oblivion vengono riproposte nelle 310 pagine che compono il romanzo di Greg Keyes. Prima di procedere oltre, però, è bene rispondere ad una domanda "fondamentale": per leggere e comprendere il romanzo, è necessario aver finito Oblivion? No. Non è neppure indispensabile averlo giocato e nemmeno averlo mai sentito nominare. Greg Keyes è infatti riuscito nell'opera di rendere le vicende accessibili a chiunque, profani inclusi. Forse questo farà storcere un po' il naso ai fans più accaniti, che avrebbero potuto desiderare una lettura più complessa, che sviscerasse più a fondo il materiale videoludico, ma è chiaro che il libro è stato fatto anche per far conoscere il videogioco a chi non l'ha mai visto e non solo per coloro che se lo sono già sbafato tutto d'un fiato. Insomma, sia che siate a digiuno di Oblivion, sia che non l'abbiate mai nemmeno sentito nominare, amerete comunque il romanzo. Denominatore comune per poter essere stregati è apprezzare quantomeno la narrativa fantasy. E grazie a Zelda siamo convinti che non possa esistere nintendofilo che non ami alla follia le storie che parlano di folletti, nani, guerrieri e mondi medievali sull'orlo della distruzione. La Città Infernale trae materiale e ambientazioni da Oblivion, ma siccome gli eventi narrati accadono quaranta anni dopo la storia del videogioco, Tamriel, il reame in cui tutto ha luogo, risulta parecchio cambiata. Numerose città sono sorte in luoghi che un tempo ospitavano pianure sterili o paludi inospitali rendendo quindi il regno affascinante anche per chi l'avesse già esplorato in ogni suo centimetro. Dell'eroe che ha sconfitto il male in Oblivion se ne è persa traccia, perché i protagonisti di questa nuova avventura sono personaggi inediti. I classici "eroi per caso", quasi tutti di bassa estrazione sociale o comunque non caratterizzati da chissà quale carisma e abilità, abituati a restare fuori dalla Storia, anziché condizionarla. Annaig Hoinart è l'eroina indiscussa, anche se condividerà il palcoscenico con altri tre personaggi. Giovane, smaliziata e scaltra, è l'ultima esponente di un blasone ormai cencioso, che sopravvive a stento nelle putride terre di Lilmoth, l'unico insediamento prima della sconfinata Palude Nera. La razza umana ha ormai abbandonato la zona e sono in pochi a restare per intrattenere rapporti commerciali con la fiera razza degli Argoniani, rettili antropomorfi che non amano molto gli stranieri, anche perché nella vicina Morrowind sono stati cacciati e schiavizzati per secoli. Il miglior amico di Annaig è proprio un argoniano, Glim, che contrariamente ai propri simili non nutre rancore e diffidenza nei confronti dell'uomo. Anzi, trascorre le sue giornate in compagnia di Annaig e di suo padre, un vecchio ubriacone. La ragazza sembra esercitare un fascino particolare sul lucertolone, non a caso riesce a manovrarlo a piacimento, facendogli fare le cose più stupide e spericolate. Il desiderio di avventura della giovane Annaig è presto accontentato: a Lilmoth arriva notizia di una misteriosa isola volante la cui ombra tramuta chiunque ne venga avviluppato in un morto vivente! L'isola, che molto presto impareremo a conoscere come "città infernale", pare che si stia dirigendo proprio verso Lilmoth. I più non danno retta alle storie portate dai marinai e non abbandonano la città, anche perché per qualche strano motivo, gli alberi parlanti della palude, con i quali ogni argoniano è in contatto telepaticamente, non solo rassicurano la popolazione ma la invitano anzi ad andare in contro all'isola, quando si presenterà. Il vecchio Sul è invece uno stregone il cui unico scopo sembra proprio quello di dare la caccia alla città infernale. Mentre tutti scappano e si mettono in cerca di una via sicura, l'altmer (razza elfica caratterizzata dall'alta statura e dalla carnagione giallognola) viaggia per le terre selvagge in cerca di risposte. A quanto pare ha diversi conti in sospeso con l'isola ed ora è deciso ad affrontarla. Attrebus, infine, è il principe erede al trono. E' stimato e benvoluto da tutti, o così almeno crede, dal momento che il viaggio che lo porterà a caccia dell'isola aprirà dentro di lui parecchi dubbi sulle sue effettive qualità. E' possibile che i suoi compagni d'arme lo adorino solo perché è il principe? E' possibile che durante i combattimenti con loro riesca ad atterrare chiunque perché così vuole suo zio, l'imperatore? E' possibile che sia circondato solo da falsi amici? E' possibile che tutta la sua vita sia una enorme menzogna? Una ladra, un lucertolone specializzato nel corpo a corpo, un anziano e burbero mago ed un principe vanaglorioso ora assediato da timori e preoccupazioni. Questo è il party d'eroi che, al pari di un rpg videoludico, si presenta al lettore. Personaggi classici, che mostrano però al meglio le sfaccettature di Tamriel, che si compone di un florilegio di razze e bizzarri figuri, pur pescando a piene mani dalla tradizione celtica. Personaggi ben caratterizzati, che impareremo a conoscere pagina dopo pagina, finendo per affezionarci a ciascuno di loro e ad iniziare a temere per la loro sorte, quando comprenderemo che il buon esito della missione esigerà la vita di almeno un membro del gruppo.
In definitiva, La Città Infernale è davvero un ottimo romanzo, intrigante ed appassionante che vi costringerà a leggerlo tutto d'un fiato. Greg Keyes narra infatti con intelligenza gli eventi, distribuendo qua e là piccoli colpi di scena che invogliano il lettore a procedere per scoprire cosa accadrà nel capitolo successivo. I quattro eroi ricoprono ruoli e caratteri piuttosto classici ed inflazionati (la ladra giovane e scaltra, il guerriero tutto muscoli e niente cervello, il mago saggio e potente ed il principe vanaglorioso) ma vengono bilanciati con la presenza di personaggi incredibilmente strani e da situazioni che, per quanto assurde, riescono comunque a risultare credibili e ad incastrarsi ottimamente nell'universo della serie videoludica di Elder Scrolls. L'unico neo è che La Città Infernale è solo il primo dei due libri che compongono il romanzo ed il secondo uscirà probabilmente tra un anno... La Città Infernale rappresenta un'ottima idea regalo, da fare non solo agli appassionati di Oblivion, ma anche ai semplici amanti del genere fantasy e delle opere di Tolkien.
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